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Le origini di Paperone Scroodge McDuck 
 
 
 
 
 
Quando inventa Paperon De Paperoni, Carl Barks è già da alcuni anni al lavoro per la Western, la casa editrice che cura le uscite a fumetti dei personaggi della Disney, e precisamente realizza le avventure di Paperino e famiglia in quel di Paperopoli (è infatti di Barks l'idea di creare una città apposita per i paperi). Il più grande narratore del novecento, come ama definirlo Don Rosa, suo illustre allievo, decide, ad un certo punto, di iniziare a creare nuovi personaggi per popolare e rendere sempre più interessante la città sul fiume Tulebug. Paperone, così, è solo il primo di una lunga serie di personaggi che varranno al Maestro dell'Oregon il titolo di Uomo dei Paperi. 
 
L'idea iniziale per la creazione di Paperone, spiega Barks stesso, deriva dal fatto che in America più o meno tutti avevano, o si vantavano di avere, uno "zio ricco", ma la ricchezza di questo fantomatico zio restava sempre imprecisata. Con Paperone, invece, Barks ha deciso di mostrare fisicamente l'ammontare delle sue ricchezze, al punto da farlo vivere in un edificio colmo di sacchi di banconote e soprattutto di monete d'oro. Questo edificio, che in principio era essenzialmente l'ufficio direzionale delle imprese di Paperone, si è evoluto nella matita di Barks fino a diventare un enorme silos di cemento armato, con un volume di denaro (tradizionalmente) di tre acri cubici. 
 
All'inizio Paperone è assolutamente identico alla sua controparte umana della letteratura, tal Ebenezer Scrooge di dickensiana memoria: un vecchio acido, misogino e piegato dagli anni, ma che già fa intravedere un carattere dedito all'azione ideando una trappola particolare per testare il coraggio di suo nipote Paperino. Decide così di invitare i nipoti (Paperino e Qui, Quo, Qua, figli della sorella Dumbella) a passare le feste natalizie nella sua baita di montagna, dove poi, a loro insaputa, li raggiungerà travestito da orso. 
 
Nel frattempo i nostri eroi se la vedranno veramente con una coppia di orsi: un cucciolotto pestifero e sfuggente e la sua irascibile madre. 
 
Una serie di circostanze, alla fine, faranno credere a Paperone che i suoi nipoti (in particolar modo Paperino) sono molto coraggiosi, accordando loro quella fiducia che li porterà, tutti insieme, ad affrontare altre cento e più avventure. 
 
Da allora, però, Barks ha avuto modo di sviluppare il carattere di Paperino e di Paperone in maniera sempre più profonda e particolareggiata, dando spessore a due personaggi che non solo rappresentano gli aspetti negativi della nostra società, ma che sono anche in grado di tirare fuori risorse nascoste per affrontare le situazioni più disperate. Descrivendo il lato profondo di Paperone, Giorgio Pezzin, autore italiano, scrive:  « Paperone è stato a lungo uno dei miei personaggi preferiti, soprattutto all'inizio della mia attività. Forse perché ero un po' squattrinato e quindi, frequentandolo, speravo mi restasse attaccato qualche dollaro. Impossibile, direte voi... ma io so che Paperone, in realtà, è più generoso di quanto si pensi. 
Attaccato al denaro, è vero, ma non per taccagneria, quanto piuttosto con l'amore del collezionista che conosce ogni moneta una ad una e sa che dietro ad ognuna di esse c'è tanto lavoro e passione. Passione che lo ha fatto sempre pensare più lontano degli altri, e anche fatto agire con una certa "etica" negli affari. » (Giorgio Pezzin, da Fumetti e Storie) 
 
E quello che Pezzin osserva era già più che evidente in una delle più belle storie barksiane di tutti i tempi: Zio Paperone e la Stella del Polo. In questa storia Carl Barks approfondisce, come in poche altre occasioni, il carattere del papero più ricco del mondo, regalandoci anche un lungo flashback sulla sua vita. La sua ultima pubblicazione italiana, sul volume omonimo della serie I Classici del Fumetto di Repubblica, è nella versione integrale, la stessa presentata su Zio Paperone n. 77 (nel prosieguo del testo la rivista verrà abbreviata con ZP): infatti questa storia è stata a suo tempo (1953) censurata, scartando proprio le vignette del flashback, perché ritenute troppo violente (secondo l'editore) per i giovani lettori della storia. 
 
Solo nel 1981, quando è stato possibile recuperare quasi tutte le tavole eliminate, La Stella del Polo ha visto la luce in un'edizione integrale, alla quale, però, mancavano all'appello proprio un paio di strisce, sostituite da quattro vignette schizzate dallo stesso Barks in base ai suoi ricordi sulla storia (in seguito Daan Jippes, partendo proprio da queste quattro vignette, ridisegnò la scena perduta: l'opera dell'artista olandese può essere vista sul già citato numero di ZP). 
 
Comunque nella storia abbiamo modo di apprezzare non solo un Paperone violento e sanguigno (quanto a volte può esserlo solo il nipote Paperino), ma anche una Doretta Doremì (il primo vero, unico e grande amore di Paperone) cinica e spietata, proprietaria del saloon di Dawson, la città mineraria dove Paperone andava a depositare l'oro raccolto nella sua miniera. La storia, comunque, partendo dall'espediente della scarsa memoria di Zio Paperone, porta i paperi a tornare nel Klondike, giocando sull'esile equilibrio tra il papero scorbutico e taccagno che vuole tornare nei luoghi della sua gioventù da minatore per riscuotere un vecchio debito e quello innamorato e romantico che vuole tornare per sapere che fine ha fatto il suo primo (e mai dimenticato) amore. 
 
 
 
Da allora Paperone fa una lunga strada, passando tra le mani di molti altri autori, statunitensi ed europei, ma certamente l'autore più importante per il personaggio resta Barks. Per capire meglio Paperone, è quindi utile citare altre grandi storie del Maestro dell'Oregon. Tra queste c'è da evidenziare l'esordio di Amelia, la fattucchiera napoletana che cerca in tutti i modi di impossessarsi della Numero Uno, la prima moneta guadagnata da Paperone a Glasgow, sua città natale. Infatti in Zio Paperone e la fattucchiera (ultima pubblicazione italiana ZP n. 82) fa la sua comparsa la papera dai capelli corvini, italiana di Napoli, che è alla ricerca di monete rare per realizzare l'amuleto magico che la renderà la più ricca del mondo. 
 
Da allora inizia una lunga e terribile sfida tra Amelia e Paperone che periodicamente si rinnova sulle pagine delle varie pubblicazioni Disney sparse per il mondo (a titolo di esempio, nello stesso numero di ZP, sempre di Barks, viene pubblicata Zio Paperone e la cassaforte di cristallo, oltre che Zio Paperone in Decini e destini, di Don Rosa, in cui l'artista italo-americano ci racconta l'origine della Numero Uno, dopo averci narrato, nella Saga di Paperon de Paperoni, come era stata guadagnata). 
 
Ma non si può andare oltre senza aver citato una delle migliori storie di Barks: Zio Paperone e le sette città di Cibola. Per questa storia Barks si ispira alla leggenda delle mitiche sette città lastricate d'oro a lungo cercate invano dai conquistadores spagnoli. Queste città vengono ritrovate proprio dai paperi, che erano andati nel deserto alla ricerca di punte di freccia indiane: ma, come al solito, i Bassotti rovinano tutto e alla fine nessuno ricorda niente dell'avventura appena trascorsa. 
 
La prima avventura di ampio respiro con il nuovo personaggio Disney è Zio Paperone e la disfida dei dollari: il ricco papero deve difendere le sue pecunie dagli assalti dei Bassotti e, per fare ciò, costruisce un lago artificiale dove immerge il suo denaro; inizia così una vera e propria disfida tra i criminali e il finanziere che, neanche a dirlo, vede quest'ultimo trionfare. A questa storia dobbiamo una delle più belle e spettacolari quadruple del Maestro dell'Oregon. 
 
Si possono poi citare: Zio Paperone e il tesoro sottozero, dove viene menzionata l'avveniristica sostanza per fare i gelati, il bombastium; Paperon de Paperoni e la Luna a 24 carati, dove il papero più ricco del mondo, in competizione con i Bassotti, uno sceicco arabo e un miliardario texano, cerca di raggiungere un satellite tutto d'oro che si trova poco oltre la Luna. Giunti sul satellite si scopre che questo appartiene all'uomo più ricco di Venere, che baratta il satellite per una manciata di terra, che i paperi avevano portato a bordo per far stare più tranquillo Paperino. Paperone, però, ha la sensazione di non aver fatto un buon affare. 
 
L'anno dopo (1960, mentre La Luna è del 1959) i paperi, in Zio Paperone astronauta, sono ancora nello spazio: Paperopoli è una vera e propria città del domani, straboccante di astronavi e con una propria stazione spaziale. Anche Paperone, allora, si dà all'esplorazione spaziale, scoprendo un mondo abbondante e ricco di cibi freschi, che però abbandona per aiutare dei piccoli alieni che assomigliano a piccoli indiani. Altra storia fondamentale è Zio Paperone e il torneo monetario, che introduce l'antagonista per antonomasia: Cuordipietra Famedoro. In questa storia il miliardario di Paperopoli e quello sudafricano ingaggiano una sfida per stabilire chi è il più ricco dei due. 
 
 
 
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